Responsabilità

Condominio: responsabilità dell’amministratore su antincendio

In tema di materia antincendio le normative cambiano, si evolvono e si aggiornano e con esse le raccomandazioni, gli adempimenti e gli obblighi. Di conseguenza anche le responsabilità, soprattutto in capo all’amministratore di condominio. Ecco la nota dell’ingegnere Roberto Masciopinto.

Raccomandazione corrisponde a una prescrizione non cogente e ciò costituisce l’alibi. Mi spiego meglio, la materia antincendio è passata dall’avere regole prescrittive per poi arrivare ad un approccio prestazionale che sposta l’attenzione non solo più sul progetto, ma anche (e forse soprattutto) sulla gestione da parte dei “titolari e responsabili” della attività antincendio.

La norma di partenza per gli Edifici Residenziali è il d.m. 246/1987, seguito poi al d.P.R. 151/2011 che ha portato al Codice di Prevenzione Incendi (2016) ed al suo aggiornamento corrispondente al d.m. del 25 gennaio 2019. Documento essenziale, l’Allegato 1, specifico per gli edifici residenziali esistenti.

Roberto Masciopinto, ingegnere di Bari

È nevralgico, ad esempio, il ruolo della facciata che può essere aggredita dall’interno e/o dall’esterno (effetto performance). Ancora più importante la prescrizione di controllo e verifica degli edifici esistenti residenziali che doveva avviarsi nel 2019. Chi doveva provvedere a questa verifica? Facile: Gli amministratori di condominio, oggi definitivamente individuati come “titolari e responsabili della attività”, unitamente ai tecnici preposti al controllo dell’edificio. Un altro elemento portatore di controllo, è la destinazione d’uso promiscua dell’edificio. In tutte le città si hanno edifici prevalentemente residenziali ma che ospitano ai primi piani attività commerciali quali ad esempio negozi, autofficine ed uffici, ovvero attività portatrici sane di sostanze infiammabili.

La priorità del controllo è rivolta quindi ad edifici residenziali che hanno le seguenti caratteristiche:

  • Presenza di attività a carattere promiscuo.
  • Controllo per edifici con altezza di gronda compresa tra i 12 m ed i 24 m, ovvero palazzi di 3 e 4 piani.
  • Controllo e verifica obbligatoria per edifici alti che superano i 24 m di altezza di gronda.
  • Il controllo deve essere eseguito su edifici che sono già stati oggetto di intervento di riqualificazione energetica.

Attenzione a ciò che è accaduto a Milano e Torino: non spaventare o precludere l’applicazione del cappotto, misura energetica promossa ed applicata dal Superbonus 110%, ma prevedere una progettazione integrata con le prescrizioni antincendio. Il grande problema è l’ulteriore competenza professionale da chiamare il campo: il professionista materia di antincendio. Ogni materiale ha il suo utilizzo ed ogni struttura ha le caratteristiche specifiche: facciata ventilata o meno, tecnologie costruttive particolari. L’uso indiscriminato non deve essere il passepartout valevole in ogni condizione di progettazione di qualificazione energetica. Il problema? La norma non parla chiaro, sono citati sì i controlli sui materiali ma non la qualificazione esplicita in materia di antincendio. È fondamentale la progettazione integrata, la norma deve correre parallelamente all’applicazione ed ancora una volta, purtroppo, siamo in ritardo ma non è troppo tardi per rimodulare l’approccio…non siamo in ritardo per fare incontri e confronti fra gli attori di questo grande cambiamento!

Roberto Masciopinto, ingegnere.

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