Erogazione del credito, l'art.1815 nei contratti di mutuo

Erogazione del credito, l'art.1815 nei contratti di mutuo

L’applicazione dell’art. 1815 c.c. comma 2, nei contratti di mutuo.

La Legge n. 108 del 7 marzo 1996, ha apportato profonde innovazioni e modifiche in materia di usura nell’ordinamento giuridico italiano. Nella precedente disciplina, le modalità e i termini relativi all’erogazione del credito ed al costo del denaro erano rimessi quasi esclusivamente alla volontà delle parti: ovviamente, in assenza di sanzioni e responsabilità, la parte contrattualmente più forte era nella situazione di poter dettare termini e condizioni in maniera spesso arbitraria.

La norma ha riscritto il quadro normativo, affiancando ai parametri puramente soggettivi, previsti dalla vecchia normativa, nuovi parametri cosiddetti “oggettivi”, ampliando in questo modo l’ambito di applicazione del reato di usura e l’area di tutela, anche civilistica, offerta dalla normativa. Essa non opera più solo nei casi in cui sussista lo “stato di bisogno” del quale taluno abbia “approfittato” conseguendo vantaggi per sé o per altri, ma opera anche ogni qual volta venga superato il limite (cosiddetto Tasso Soglia d’Usura) posto dall’art. 2 della stessa L. 108/96, il quale viene determinato dal Legislatore (art. 2 L. 108/96) attraverso il T.E.G. (Tasso Effettivo Globale) rilevato trimestralmente dalla Banca D’Italia e pubblicato trimestralmente sulla Gazzetta Ufficiale, aumentato del 50%.

Il nodo principale rimane infatti l’individuazione dei tassi, delle spese e dei costi da computare ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia, in particolare la computabilità o meno del tasso di mora. La giurisprudenza della V sezione del Tribunale di Palermo, sezione specializzata in materia di imprese, innanzi alla quale lo studio patrocina il maggior numero di cause, si è da tempo orientata nel senso “di ritenere anche il tasso di mora oggetto alla verifica di conformità alle soglie previste dalla L. 108/96 in base all’art. 1815 c.c. comma 2, come espressamente affermato anche dalla Suprema Corte nella sentenza Cass. Sez. I Civ. n. 350/2013, secondo la quale ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815 c.c. comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori” (sent. 1087/2017, Giudice Ajello, Trib. Palermo Sez. V).

La verifica del tasso soglia va tuttavia condotta non “sommando gli interessi moratori a quelli corrispettivi, ma procedendo a verifiche autonome, essendo i due distinti tassi destinati ad operare, secondo le previsioni contrattuali, sulla base di presupposti diversi e tra loro alternativi”. I primi infatti “assolvono la funzione di compensare la banca della facoltà di godimento del denaro nella c.d. fase fisiologica del rapporto”, i secondi “vanno corrisposti solo laddove il mutuatario non provveda al saldo delle rate” (fase patologica).

Peraltro l’orientamento del Tribunale aderisce al principio costantemente affermato dalla Suprema Corte di Cassazione (cfr. ex multiplis Sez. II Pen. N. 46669/11; Cass. Pen. N. 12028/10 e n. 28743/2010) secondo cui “devono ritenersi rilevanti, ai fini dell’integrazione della fattispecie dell’usura, tutti gli oneri che il contraente sopporta in connessione con l’erogazione del credito, anche alla luce dell’art. 1 D.L. 394/00 – secondo il quale “ai fini della determinazione del tasso di interesse usurario, deve tenersi conto anche delle commissioni bancarie, delle remunerazioni richiesta a qualsiasi titolo e delle spese, ad esclusione di quelle per imposte e tasse collegate all’erogazione del credito”.

In definitiva la giurisprudenza di legittimità più consolidata (cui peraltro si è presto adeguata la Sez. V del Trib. Di Palermo) ha stabilito che devono ritenersi soggetti alla verifica di conformità alle soglie previste dalla l.108/96 non solo gli interessi a qualunque titolo pattuiti, compresi gli interessi moratori, ma anche ogni commissione e remunerazione a qualsiasi titolo collegata all’erogazione del credito e ancora le spese, escluse solo quelle per imposte e tasse.

 

Avv. Lavinia Cipollina

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